martedì 7 maggio 2013

"Caro Pd ti scrivo..."

Riporto qui la lettera di un giovane del Partito Democratico, Mattia Peradotto (Qui qualche sua info) che scrive al nostro partito, con il buon auspicio, dopo una serie di considerazioni, purtroppo vere, di poter "far nascere il Pd"!


Caro Pd ti scrivo, così mi distraggo un po’.
Il Pd è nato in queste primarie 2012, dicevamo in tanti; convinti, anzi speranzosi, che quel bagno di gente, quel vento di confronto, di cambiamento e di entusiasmo avesse investito, travolto, un partito per troppo tempo bloccato, pauroso, immobile nella sua difesa della posizione. Gli equilibri interni sempre da rispettare, le 12, 13, 15 correnti da sistemare. Sembrava in quei giorni di novembre che avessimo superato quella logica degli ex, quello sguardo tutto rivolto al passato, che ci aveva fatto cadere spesso e male, perché se non guardi avanti come puoi pretendere di trovare la strada da seguire? Come puoi pretendere di guidare se procedi a tentoni, “obtorto collo”, cercando la via più facile, la più comoda, quella che mette meno in discussione quello che eri e che non tocca minimamente quello che sarai?
Noi credevamo di aver spazzato via in un colpo solo i piccoli potentati interni, i capibastone, i controllori di tessere. Noi credevamo che parlare di pacchetti di voti fosse roba da Cirino Pomicino, sconfitta dal tempo e dalla voglia di cambiare di un partito rimasto bambino troppo a lungo. Siamo stati naive, forse ci siamo voluti illudere che un “tutto e subito” fosse possibile, che fossimo entrati grazie a quel progetto politico avanguardista, pur con tutti i suoi difetti, in una democrazia matura. Le primeavvisaglie degli errori, dell’ingenuità che ci aveva tappato gli occhi le abbiamo vissute nella campagna elettorale. Quella risacca programmatica e politica che mirava a far rientrare l’onda di cambiamento nei confini conosciuti (per dirla alla Blair “una sinistra familiare, una sinistra di difesa dello status quo”), che però non si accorgeva come quella ritirata nel porto sicuro fosse in realtà un errore fatale, perché nel conservatorismo l’elettore si affiderà sempre alla destra, a quell’idea di argine sociale contro tutto ciò che ci può spaventare nel mondo, ma che ci fa anche crescere.
Le avevamo viste le prime avvisaglie ma eravamo troppo concentrati sull’obiettivo, eravamo troppo fiduciosi che il Pd fosse nato davvero, unito da una competizione al rialzo tra un’area liberale e un’area socialdemocratica, un confronto da cui nascono progetti e visioni, perché fondato sulle idee. Eravamo convinti che davvero il contributo di tutti poteva, anzi doveva, contare; le migliori esperienze locali valorizzate come in un vero partito federale, la discussione che divide ma accresce. E invece siamo andati incontro ancora una volta ad aspirazioni frustrate, a unaccentramento totale di linee politiche e di scelte. Dopo l’ubriacatura pop siamo tornati alle torri di avorio, ai caminetti dove i veri protagonisti di tutto quello che pensavamo di aver travolto e superato hanno deciso per noi e su di noi.
Sono riemerse con prepotenza le correnti personali: i vari franceschiniani, lettiani, fioroniani, bassoliniani addirittura. Siamo ricaduti nella logica della lottizzazione, della spartizione anche nella partita del Presidente della Repubblica. E ci siamo svegliati con un partito mai nato, con l’urlo di gioia strozzato in gola. Ecco perché ti scrivo, caro Pd, perché sono “young and naive still” e penso che non tutto sia perduto, penso che la torre d’avorio sia scossa sempre più da fremiti e fermenti, che il tempo dell’autoreferenzialità è finito per sempre. Ti scrivo perché tanti “nativi democratici” ingrossano le tue fila sempre di più. E, paradossalmente, nel momento in cui più insistentemente si torna a parlare di ex, a fare l’albero politico-genealogico dei ministri del governo Letta, nel momento in cui i colpi che vengono assestati a questo “partito mai nato” dalla nomina dei sottosegretari sembrano più che letali, sempre più gente decide di impegnarsi.
A loro, a me, a tutti quelli che credono in questo progetto anche dopo anni di aspettative frustrate, di rospi ingioiati, di Miccichè e Biancofiore sottosegretari, dico che è il momento di farlo nascere. Con consapevolezza, ma senza lasciare indietro l’entusiasmo, vi dico che non c’è scorciatoia che possiamo imboccare: dobbiamo andare e prenderci questo partito, senza sconti. “The New Frontier of which I speak is not a set of promises, it is a set of challenges”.

lunedì 6 maggio 2013

COME VOLEVASI DIMOSTRARE

Come volevasi dimostrare: l'indennità di mandato dei parlamentari del Movimento 5 stelle sarà dimezzata da 10mila a 5mila euro lordi. Ma cosa fare di tutto il resto? Diaria, spese per collaboratori e attività politica, rimborsi per taxi e telefono. La maggioranza dei parlamentari del Movimento dice: tenerselo, rendicontare tutto e restituire l'eccedente solo su base volontaria.
Dal mio punto di vista giustamente perché la vita lavorativa ha delle spese, per le quali il parlamentare non deve rimetterci dei soldi, ma il problema è un altro. Il problema è che hanno portato avanti una richiesta di cambiamento, una richiesta di diminuzione delle spese parlamentari, di abbassamento dei costi della casta, e poi quando capiscono come gira la vita giù a Roma, ritirano tutto, tenendosi quello che avevano promesso di ridare?!
Tutto questo è puro populismo che non porta da nessuna parte, ma permette di avere alcuni voti in più a una tornata elettorale, che verranno persi a quella successiva!

mercoledì 1 maggio 2013

L'ITALIA E' UNA REPUBBLICA FONDATA SUL LAVORO

Art. 1. "L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro."

In questa festa nazionale, il mio pensiero va a chi il lavoro non lo ha, a chi lo ha appena perso, a chi lo sta cercando, a chi lavora oggi, e a chi, nonostante lo abbia, viene pagato miseramente, come, per esempio, le nostre Forze dell'ordine e a tal proposito riporto uno scritto della Deputata Ricchiuti: " Di loro i politici parlano solo quando succedono fatti eclatanti. Allora tutti a sperticarsi "bravi, bravissimi i nostri umili servitori dello Stato" etc etc. Poi passato qualche giorno tutto dimenticato. Le Forze dell'ordine hanno stipendi da fame, anzi, negli ultimi tre anni hanno avuto una decurtazione dello stipendio e nel 2014 ci sarà un ulteriore taglio. Non vengono pagati per tutte le ore straordinarie che fanno e lavorano spesso e volentieri per spirito di servizio. Gli ufficiali, magari con più di una laurea, prendono poco più di un medio impiegato. Lo stipendio da dirigente, quale dovrebbe almeno essere loro riconosciuto, non lo vedranno mai. Devono, per ragioni di servizio, cambiare sede periodicamente, con i disagi che possiamo immaginare per la famiglia. Questo per dire che sarebbe ora di fare qualcosa di concreto e di riconoscere loro il giusto. Altrimenti smettiamola con le dichiarazioni ipocrite a cui non crede più nessuno, nemmeno loro. Vediamo se questo nuovo governo dalle larghe intese se ne occuperà anche senza il morto o i feriti di turno. Almeno proviamoci."

Inoltre questa giornata dovrebbe farci riflettere su quali siano davvero i veri problemi del nostro Paese, e su quali, invece, ci stiamo soffermando troppo, anche a volte inutilmente. Per essere più chiaro mi riferisco alla formazione del Governo Letta, che nonostante tutti i problemi che possa avere, nonostante come sia nato (premetto che anche io non avrei mai voluto un Governo con B., ma essendo l'ultima spiaggia, come ho già scritto, metto da parte l'orgoglio, e come ha ricordato il Deputato Speranza citando don Milani: "A che serve avere le mani pulite se si tengono in tasca?!"), sta provando a dare una risposta ai tanti problemi, sta cercando di amministrare il nostro Paese. Lo farà bene o lo farà male, adesso non possiamo dirlo, aspettiamo di vedere i risultati.


Le "bagarre" di partito sono indispensabili e costruttive per la democrazia, sarebbe grave se non ci fossero (a proposito, in alcuni schieramenti non ci sono, e tutto sembra andare bene, ma succede così perchè c'è un uomo solo al comando), ma non devono andare a coprire e/o sostituire i problemi del paese. Sono un mezzo, non un fine. 


Vorrei chiudere con una frase di Franklin Roosevelt, o po' provocatoria, ma molto veritiera: 

"La vera libertà individuale non può esistere senza sicurezza economica ed indipendenza. La gente affamata e senza lavoro è la pasta di cui sono fatte le dittature."

domenica 28 aprile 2013

L'ULTIMA SPIAGGIA...E POTEVA ANDARCI MOLTO PEGGIO

Quello che non doveva succedere è successo: il governo con il Pdl si è dovuto fare perché questa era l'unica soluzione possibile. È inutile stare qui a raccontarcela su, dicendo che abbiamo fatto una campagna contro Berlusconi e adesso siamo con Berlusconi. Sì, sono pienamente d'accordo su questo, però la realtà è un'altra, non è andata come volevamo, non abbiamo vinto completamente le elezioni, e allora non possiamo fare quello che vogliamo, decidendo da soli. Dobbiamo tenere conto della forza politica che rappresenta un terzo degli italiani, così come Bersani ha provato anche con il 5 stelle, correndogli dietro anche ridicolizzandosi un po'. 

L'ultima spiaggia per il nostro Paese era un Governo con il Pdl e così è stato. Fortunatamente i giornalisti non ci hanno azzeccato, ancora una volta, poiché hanno sparato i nomi più improbabili, ma secondo il detto, chi entra Papa, esce cardinale quindi nessuno degli aderenti al "totoministro" è diventato ministro.

Adesso, per fortuna, dopo 60 dalle elezioni, abbiamo un governo, che è il meno peggio che poteva capitarci e, dal mio punto di vista il Presidente Letta ha fatto un buon lavoro, scegliendo dei ministri competenti, anche se aspetteremo il loro operato per verificate il loro lavoro. Inoltre sono nomi nuovi e che possono dare buone speranze, come il nuovo Ministro dell'integrazione, piuttosto che quello dell'istruzione, ma anche giovani e freschi come il ministro delle politiche agricole.

Se Letta non si fosse preso questa responsabilità, e il Pd non avesse messo da parte un po' di orgoglio, legittimo, oggi non avremmo un Governo e non sapremmo dare risposte al Paese, perché se da una parte c'è la politica e i partiti con i propri problemi, dall'altra ci sono italiani che non hanno un lavoro e imprese che non riescono a pagare i propri dipendenti, tanto per citare due esempi. E ripeto, l'unica soluzione era fare questo tipo di governo, dispiace anche a me, ma se non siamo stati capaci di cambiare le cose quando ne avevamo l'opportunità(alle elezioni, ma anche prima), non possiamo pretendere di cambiarle adesso. 

QUALCHE INFORMAZIONE IN PIÙ SUI NUOVI MINISTRI

Ecco qualche informazione in più sui ministri nominati dal Presidente Letta(Fonte:ilPost)

Enrico Letta

Presidente del Consiglio

Ha 46 anni, è il vice segretario del Partito Democratico, è reggente del partito dalle dimissioni di Pier Luigi Bersani. È stato ministro dei governi di centrosinistra guidati da Massimo D’Alema e Giuliano Amato, e poi sottosegretario del secondo governo Prodi. È diventato deputato per la prima volta nel 2001, eletto nelle liste della Margherita, e poi è stato parlamentare europeo nel 2004. È considerato un moderato di centrosinistra, con posizioni liberali. È nipote di Gianni Letta, storico collaboratore di Silvio Berlusconi. È il terzo presidente del Consiglio più giovane della storia della Repubblica italiana. Qui potete trovare una biografia più estesa.

Angelino Alfano

Interni e vicepresidente del Consiglio

Ha 42 anni, è segretario del Popolo della Libertà dal 1 luglio 2011. Laureato in Giurisprudenza, ha iniziato la sua carriera politica con la Democrazia Cristiana in Sicilia. Nel 1994 ha aderito a Forza Italia, nel 2001 è stato eletto per la prima volta alla Camera dei Deputati. È stato ministro della Giustizia del governo Berlusconi IV, a lungo lo stesso Berlusconi lo ha indicato come suo successore.

Enzo Moavero Milanesi

Affari europei

Ha 57 anni ed è stato ministro per gli Affari Europei del governo di Mario Monti. Esperto di antitrust, si è laureato in legge alla Sapienza nel 1977 e ha poi studiato a Yale, a Bruges e a Dallas. Ha fatto il consigliere dei governi Amato e Ciampi, ha lavorato a lungo nelle istituzioni europee, nel 2002 è stato nominato segretario generale aggiunto della Commissione Europea, nel 2006 è diventato giudice del Tribunale di primo grado della Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

Graziano Delrio

Autonomie locali e regionali

Ha 52 anni, è sindaco di Reggio Emilia dal 2004 e presidente dell’ANCI dal 2011. Si è laureato in medicina e si è specializzato in endocrinologia, per poi perfezionare i suoi studi in Gran Bretagna ed Israele. Con l’associazione “Giorgio La Pira”, di cui è stato fondatore e presidente, ha promosso numerose iniziative culturali ed allacciato rapporti con alcuni paesi del Medio Oriente. All’interno del Partito Democratico è oggi considerato un “renziano”.

Dario Franceschini

Rapporti con il Parlamento

Ha 54 anni, è deputato per il Partito Democratico. Ha iniziato la sua attività politica a livello studentesco, quando nel 1974 ha fondato l’Associazione Studentesca Democratica di ispirazione cattolica e centrista. Si è iscritto alla Democrazia Cristiana dopo l’elezione di Benigno Zaccagnini e nel 1980 è diventato consigliere comunale a Ferrara. Tra il 1997 e il 1999 è stato vicesegretario nazionale del Partito Popolare, per poi diventare uno dei fondatori della Margherita. Nel 2007 è diventato vicesegretario nazionale del PD, diventandone segretario dal 21 febbraio al 25 ottobre 2009. È stato presidente del gruppo PD alla Camera dal 17 novembre 2009 al 19 marzo 2013.

Gaetano Quagliariello

Riforme costituzionali

53 anni, è professore ordinario di Storia dei partiti politici alla LUISS di Roma. È stato il vice capogruppo al Senato per il PdL nella scorsa legislatura. Ha iniziato la sua carriera politica con il Partito Radicale e nel 1994 è entrato in Forza Italia. È stato tra i principali difensori del disegno di legge Calabrò sul fine vita e tra i principali critici del caso di Eluana Englaro e nel 2011 è stato tra i firmatari della lettera aperta scritta ai cattolici italiani per sospendere ogni giudizio morale nei confronti di Silvio Berlusconi. Era stato incluso in uno dei due “gruppi di lavoro” istituiti da Giorgio Napolitano il 30 marzo scorso.

Emma Bonino

Affari Esteri

Ha 65 anni, è una delle figure politiche più importanti e influenti del radicalismo liberale italiano. È stata vicepresidente del Senato della Repubblica dal maggio 2008 al marzo 2013, ministro per il Commercio Internazionale e per le Politiche Europee del secondo governo Prodi. In passato ha ricoperto anche il ruolo di Commissario Europeo ed eurodeputata a Strasburgo. Nei giorni scorsi si era parlato molto di una sua candidatura per l’elezione del nuovo presidente della Repubblica.

Annamaria Cancellieri

Giustizia

Ha 68 anni, è stato ministro degli Interni del governo di Mario Monti. Si è laureata in Scienze politiche all’università di Roma e ha lavorato a lungo nella prefettura di Milano. Ha fatto il commissario straordinario del comune di Parma, nel 1994, e poi il prefetto di Vicenza, Bergamo, Brescia, Catania e Genova. È stata commissario prefettizio del comune di Bologna, in sostituzione del sindaco decaduto Flavio Delbono. Qui trovate una biografia più estesa.

Mario Mauro

Difesa

Ha 52 anni ed è attualmente capogruppo al Senato di Scelta Civica, dopo aver fatto parte, dal 1999, di Forza Italia prima e del PdL poi. Mauro, che fa parte di Comunione e Liberazione, è stato vice presidente del Parlamento europeo dal 2004 al 2009, dove era anche a capo della delegazione del PdL nel gruppo del Partito Popolare Europeo. Era stato incluso in uno dei due “gruppi di lavoro” istituiti da Giorgio Napolitano il 30 marzo scorso.

Fabrizio Saccomanni

Economia e finanze

Ha 70 anni ed è direttore generale della Banca d’Italia e presidente dell’Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni. Laureato in Economia e Commercio all’Università Bocconi di Milano, ha lavorato come rappresentante della Banca centrale italiana presso il Fondo Monetario, la Banca Centrale Europea, la Banca dei Regolamenti Internazionali e l’Unione Europea. È stato in corsa per fare il governatore della Banca d’Italia, e all’epoca era considerato un avversario di Giulio Tremonti (che era ministro dell’Economia).

Maurizio Lupi

Infrastrutture e trasporti

Ha 53 anni, si è laureato a Milano nel 1984 con una tesi sul giornalismo e i sistemi editoriali. Membro di Comunione e Liberazione, nei primi anni Novanta è stato assunto al settimanale cattolico “Il Sabato”, di cui ha curato marketing e promozione fino alla chiusura del giornale. Nel 1993 ha iniziato la carriera politica come consigliere comunale di Milano per la Democrazia Cristiana nella giunta di Marco Formentini. Tra la fine degli anni Novanta e i primi del Duemila è stato assessore della giunta di Gabriele Albertini, occupandosi di edilizia privata e arredo urbano. È stato eletto in Parlamento per la prima volta nel 2001 come deputato di Forza Italia, e per il partito si è principalmente occupato di territorio e lavori pubblici. È stato rieletto nel 2006 e alle elezioni del 2008, nel da poco nato Popolo della Libertà. Nella XVI legislatura ha rivestito già il ruolo di vicepresidente della Camera dei Deputati. È il padrino di battesimo di Magdi Cristiano Allam.

Nunzia De Girolamo

Politiche agricole

Ha 37 anni ed è una deputata del PdL. È laureata in giurisprudenza e avvocato. Nel 2007 è diventata coordinatrice di Forza Italia di Benevento e nel 2008 è stata eletta per la prima volta alla Camera, dove è stata nuovamente eletta nel 2013. Nel 2011 si è sposata con il parlamentare del PD Francesco Boccia. È il ministro più giovane del governo Letta.

Andrea Orlando

Ambiente

Ha 44 anni, dal 2008 è deputato per il PD. Ha iniziato a fare attività politica nel 1989, quando è diventato segretario provinciale della FGCI. Per il comune di La Spezia, è stato consigliere comunale e assessore, prima alle attività produttive e poi alla pianificazione territoriale – incarico che svolge fino al 2002. Nel 2006 è entrato a far parte della segreteria nazionale dei DS come responsabile dell’organizzazione. Nel 2006 è stato anche eletto per i DS alla Camera, riconfermato nelle successive legislature con il PD. È stato nominato portavoce del PD da Walter Veltroni nel 2008, e ha continuato a mantenere l’incarico sotto la segreteria di Franceschini. Nel luglio 2010 è diventato componente della commissione Giustizia della Camera.

Enrico Giovannini

Lavoro

Ha 56 anni ed è il presidente dell’ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica) dal 2009. Prima ancora, dal 2001, è stato capo statistico dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico). Durante il governo di Mario Monti è stato a capo della Commissione governativa incaricata di esaminare i redditi dei titolari di cariche pubbliche in sei principali stati europei, per calcolarne la media ponderata: obiettivo che non fu possibile raggiungere, disse la commissione. Era stato incluso in uno dei due “gruppi di lavoro” istituiti da Giorgio Napolitano il 30 marzo scorso.

Maria Chiara Carrozza

Istruzione

Ha 47 anni, deputata del Partito Democratico dal 2013. Si è laureata in fisica all’Università di Pisa e ha conseguito il dottorato di ricerca in ingegneria alla Scuola Superiore Sant’Anna. Ha svolto per molti anni attività di ricerca e di docenza accademica in Italia e all’estero: dal novembre del 2007 al febbraio 2013 ha ricoperto il ruolo di Rettore della Scuola Superiore Sant’Anna.

Beatrice Lorenzin

Salute

Ha 41 anni ed è deputata del PDL. Si è iscritta all’organizzazione giovanile di Forza Italia nel 1996 ed è stata coordinatrice delle giovanili del Lazio e poi di quelle nazionali fino al 2008. Nel 2001 viene eletta al consiglio comunale di Roma. Nel 2008 viene eletta alla Camera, dove è stata riconfermata con le elezioni del 2013. Sempre nel 2013 è stata inizialmente candidata alla presidenza della regione Lazio con il PdL, per poi lasciare la candidatura a Francesco Storace.

Filippo Patroni Griffi

Sottosegretario alla presidenza del Consiglio

Ha 58 anni. È stato il ministro per la Pubblica Amministrazione del governo tecnico guidato da Mario Monti nella sedicesima legislatura. Patroni Griffi è stato presidente di sezione di Consiglio di Stato e ha fatto parte, come Capo di gabinetto, nei governi di Romano Prodi e Massimo D’Alema. È stato anche Segretario generale dell’Autorità del Garante per la protezione dei dati personali.

Carlo Trigilia

Coesione territoriale

Ha 62 anni. È un sociologo e professore della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Firenze. È stato direttore ed è membro del comitato editoriale della rivista “Stato e Mercato”, e del comitato editoriale di “Sviluppo locale”. È socio del Consiglio Italiano per le Scienze Sociali (CSS), presidente della Fondazione RES / Istituto di Ricerca su Economia e Società in Sicilia. Ha studiato lo sviluppo territoriale in Italia delle piccole imprese, soprattutto nelle regioni del sud e si è occupato del tema dello sviluppo locale e dei distretti tecnologici in Europa.

Cécile Kyenge

Integrazione

Ha 48 anni ed è un medico oculista. Nel 2009 è stata eletta consigliere comunale della provincia di Modena con il PD. È responsabile per l’Emilia Romagna delle politiche dell’immigrazione del PD. Nel febbraio 2013 è stata eletta alla Camera sempre con il PD.

Josefa Idem

Pari opportunità, sport e politiche giovanili

Ha 48 anni ed è una parlamentare del PD, eletta per la prima volta al senato nel febbraio 2013. Idem ha partecipato a 8 olimpiadi gareggiando nel kayak individuale (K1). Ha partecipato alle primarie per i parlamentari in Emilia Romagna ed è risultata la più votata nella provincia di Ravenna.

Gianpiero D’Alia

Pubblica amministrazione e semplificazione

Ha 46 anni ed è un deputato eletto alla Camera con l’UDC nel febbraio 2013 e vicepresidente del gruppo Scelta Civica per l’Italia. Sempre con l’UDC era già stato eletto alla Camera nel 2001 e nel 2006, mentre nel 2008 era stato eletto al Senato.

Massimo Bray

Beni culturali e turismo

Ha 54 anni ed è un deputato del PD eletto per la prima volta alla Camera nel febbraio 2013. È direttore editoriale dell’Enciclopedia Treccani, direttore responsabile della rivista della fondazione Italiani Europei e presidente del consiglio d’amministrazone della Notte della Taranta.

Flavio Zanonato

Sviluppo economico

Ha 63 anni ed è il sindaco di Padova. All’inizio della sua carriera politica ha militato nel partito Comunista italiano, oggi fa parte del Partito Democratico. Oltre a guidare la giunta attuale del comune di Padova, Zanonato ha governato la città per altre due legislature negli anni Novanta. Negli ultimi anni è stato al centro di complessi dibattiti riferiti alla costruzione del muro di via Anelli fatto costruire nel 2006 per ragioni di ordine pubblico.

sabato 27 aprile 2013

ECCO I MINISTRI SCELTI DA LETTA

Enrico Letta ha sciolto la riserva ed ha accettato di formare il nuovo governo. Ecco l'elenco. Al ministero dell'Interno Angelino Alfano, che è anche vicepremier. Alle Finanze Fabrizio Saccomanni. Agli Esteri Emma Bonino. Alla Difesa Mario Mauro. Alla Giustizia Annamaria Cancellieri. Agli affari europei Enzo Moavero. Affari regionali Graziano Delrio. Maurizio Lupi alle Infrastrutture. Coesione territoriale Trigilia. Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini. Pari opportunità Iosefa Idem. Semplificazione Giampiero D'Alia. Sviluppo economico Zanonato. Politiche agricole Nunzia De Girolamo. Università e ricerca Mariachiara Carrozza. Salute Beatrice Lorenzin.

giovedì 25 aprile 2013

LA COSTITUZIONE E' NATA DOVE MORIRONO I PARTIGIANI

Oggi, 25 aprile, è la giornata della Resistenza partigiana, è la liberazione dall'Italia fascista...
Sperando che qualsiasi tipo di regime dittatoriale possa non presentarsi mai più, sia in forma esplicita, che indirettamente, vorrei ricordare le parole di Piero Calamandrei, nel Discorso ai giovani sulla Costituzione nata dalla Resistenza il 26 gennaio 1955.


L’art.34 dice: "I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. Eh! E se non hanno i mezzi? Allora nella nostra costituzione c’è un articolo che è il più importante di tutta la costituzione, il più impegnativo per noi che siamo al declinare, ma soprattutto per voi giovani che avete l’avvenire davanti a voi. Dice così:
"E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
E’ compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana: quindi dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare una scuola a tutti, dare a tutti gli uomini dignità di uomo. Soltanto quando questo sarà raggiunto, si potrà veramente dire che la formula contenuta nell’art. primo- “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro “- corrisponderà alla realtà. Perché fino a che non c’è questa possibilità per ogni uomo di lavorare e di studiare e di trarre con sicurezza dal proprio lavoro i mezzi per vivere da uomo, non solo la nostra Repubblica non si potrà chiamare fondata sul lavoro, ma non si potrà chiamare neanche democratica perché una democrazia in cui non ci sia questa uguaglianza di fatto, in cui ci sia soltanto una uguaglianza di diritto, è una democrazia puramente formale, non è una democrazia in cui tutti i cittadini veramente siano messi in grado di concorrere alla vita della società, di portare il loro miglior contributo, in cui tutte le forze spirituali di tutti i cittadini siano messe a contribuire a questo cammino, a questo progresso continuo di tutta la società.
E allora voi capite da questo che la nostra costituzione è in parte una realtà, ma soltanto in parte è una realtà. In parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno di lavoro da compiere. Quanto lavoro avete da compiere! Quanto lavoro vi sta dinanzi!
E‘ stato detto giustamente che le costituzioni sono anche delle polemiche, che negli articoli delle costituzioni c’è sempre anche se dissimulata dalla formulazione fredda delle disposizioni, una polemica. Questa polemica, di solito è una polemica contro il passato, contro il passato recente, contro il regime caduto da cui è venuto fuori il nuovo regime.
Se voi leggete la parte della costituzione che si riferisce ai rapporti civili politici, ai diritti di libertà, voi sentirete continuamente la polemica contro quella che era la situazione prima della Repubblica, quando tutte queste libertà, che oggi sono elencate e riaffermate solennemente, erano sistematicamente disconosciute. Quindi, polemica nella parte dei diritti dell’uomo e del cittadino contro il passato.
Ma c’è una parte della nostra costituzione che è una polemica contro il presente, contro la società presente. Perché quando l’art. 3 vi dice: “ E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana” riconosce che questi ostacoli oggi vi sono di fatto e che bisogna rimuoverli. Dà un giudizio, la costituzione, un giudizio polemico, un giudizio negativo contro l’ordinamento sociale attuale, che bisogna modificare attraverso questo strumento di legalità, di trasformazione graduale, che la costituzione ha messo a disposizione dei cittadini italiani. Ma no è una costituzione immobile che abbia fissato un punto fermo, è una costituzione che apre le vie verso l’avvenire. Non voglio dire rivoluzionaria, perché per rivoluzione nel linguaggio comune s’intende qualche cosa che sovverte violentemente, ma è una costituzione rinnovatrice, progressiva, che mira alla trasformazione di questa società in cui può accadere che, anche quando ci sono, le libertà giuridiche e politiche siano rese inutili dalle disuguaglianze economiche, dalla impossibilità per molti cittadini di essere persone e di accorgersi che dentro di loro c’è una fiamma spirituale che se fosse sviluppata in un regime di perequazione economica, potrebbe anche essa contribuire al progresso della società. Quindi, polemica contro il presente in cui viviamo e impegno di fare quanto è in noi per trasformare questa situazione presente. Però, vedete, la costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé.
La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove: perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile; bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica. È un po’ una malattia dei giovani l’indifferentismo. «La politica è una brutta cosa. Che me n’importa della politica?». Quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina che qualcheduno di voi conoscerà: di quei due emigranti, due contadini che traversano l’oceano su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca con delle onde altissime, che il piroscafo oscillava. E allora questo contadino impaurito domanda ad un marinaio: «Ma siamo in pericolo?» E questo dice: «Se continua questo mare tra mezz’ora il bastimento affonda». Allora lui corre nella stiva a svegliare il compagno. Dice: «Beppe, Beppe, Beppe, se continua questo mare il bastimento affonda». Quello dice: «Che me ne importa? Unn’è mica mio!». Questo è l’indifferentismo alla politica.
È così bello, è così comodo! è vero? è così comodo! La libertà c’è, si vive in regime di libertà. C’è altre cose da fare che interessarsi alla politica! Eh, lo so anche io, ci sono… Il mondo è così bello vero? Ci sono tante belle cose da vedere, da godere, oltre che occuparsi della politica! E la politica non è una piacevole cosa. Però la libertà è come l’aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni e che io auguro a voi giovani di non sentire mai.
E vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perchè questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, vigilare dando il proprio contributo alla vita politica…
Quindi voi giovani alla Costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come vostra; metterci dentro il vostro senso civico, la coscienza civica; rendersi conto (questa è una delle gioie della vita), rendersi conto che nessuno di noi nel mondo non è solo, non è solo che siamo in più, che siamo parte, parte di un tutto, un tutto nei limiti dell’Italia e del mondo. Ora io ho poco altro da dirvi. In questa Costituzione c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre gioie. Sono tutti sfociati qui in questi articoli; e, a sapere intendere, dietro questi articoli ci si sentono delle voci lontane…
E quando io leggo nell’art. 2: «l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica, sociale»; o quando leggo nell’art. 11: «L’Italia ripudia le guerre come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli», la patria italiana in mezzo alle altre patrie… ma questo è Mazzini! questa è la voce di Mazzini!
O quando io leggo nell’art. 8:«Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge», ma questo è Cavour!
O quando io leggo nell’art. 5: «La Repubbllica una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali», ma questo è Cattaneo!
O quando nell’art. 52 io leggo a proposito delle forze armate: «l’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica», esercito di popoli, ma questo è Garibaldi!
E quando leggo nell’art. 27: «Non è ammessa la pena di morte», ma questo è Beccaria! Grandi voci lontane, grandi nomi lontani…
Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti! Quanto sangue, quanto dolore per arrivare a questa costituzione! Dietro ogni articolo di questa Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, cha hanno dato la vita perché libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa cartra. Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, è un testamento, è un testamenteo di centomila morti.
Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove fuorno impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione.
P. Calamandrei, Discorso agli studenti milanesi